Passato remoto e indicativo imperfetto nei racconti: la storia di Cola Pesce

Illustrazione di Colapesce che nuota insieme a un banco di pesci

Come si usano l’indicativo imperfetto e il passato remoto per raccontare una storia? Vediamolo attraverso un racconto popolare del sud Italia: la storia di Cola Pesce. Mi raccomando, leggilo tutto! Troverai anche alcune parole chiave per aiutarti durante la lettura e la scrittura di storie!

Se per te Cola Pesce è solamente un cantante (ne ho parlato quando ho scritto di Sanremo 2021), probabilmente sei sulla stessa barca di molti italiani. Ma se ti piacciono la Sicilia, il mare e le avventure, credo tu possa aver trovato una storia curiosa che secondo me a tratti ricorda “Luca”, il nuovo film Disney Pixar ambientato in un paesino italiano.

Locandina cinematografica di Luca, film della Pixar in uscita nel 2021
Luca (Disney Pixar -2021) – locandina

Obiettivi: raccontare storie con l’indicativo imperfetto e il passato remoto

Spiegazione

Attraverso questo mito potrai vedere come si raccontano le storie in italiano, soprattutto se di fantasia. Nonostante durante i dialoghi quotidiani non usiamo molto il passato remoto, quando raccontiamo storie diventa la nostra scelta preferita. In particolare, usiamo il passato remoto per le azioni già concluse e accadute una sola volta e per descrivere due azioni che avvengono una dopo l’altra (azioni consecutive), mentre l’indicativo imperfetto viene utilizzato quando si esprimono azioni passate abituali o che sono durate per un certo periodo di tempo. Inoltre, l’indicativo imperfetto viene utilizzato anche quando si devono esprimere due azioni che avvengono nello stesso momento (azioni contemporanee).

Se non ti senti ancora sicuro con questi tempi verbali, guarda il riassunto qui sotto! Altrimenti puoi passare direttamente alla storia.

Se conosci l’inglese puoi pensare che il passato remoto è tra i tempi che traducono il simple past inglese, o il passato perfettivo dei verbi russi. Se non parli nessuna di queste due lingue, prova a dare un’occhiata a questa immagine.

Confronto tra indicativo imperfetto e indicativo passato remoto con l'ausilio di una linea temporale.
L'indicativo imperfetto esprime un'azione che dura nel tempo o viene fatta più volte, mentre il passato remoto esprime un'azione che viene fatta una volta sola
Indicativo imperfetto vs (indicativo) passato remoto

Parole chiave

Per essere più sicuri ed evitare di sbagliare possiamo sempre controllare se ci sono avverbi che possono aiutarci.

Indicativo imperfetto

  • Ogni giorno
  • Ogni lunedì/martedì/mercoledì, ecc…
  • Spesso
  • Quando (azione 1 – imperfetto), (azione 2 – imperfetto)
  • Mentre
  • Due/tre/venti anni fa + abitudine o tendenza comune

(Indicativo) passato remoto

  • Quando (azione 1 – passato remoto), (azione 2 – passato remoto)
  • Con una data precisa
  • L’anno scorso
  • Due/tre/venti anni fa + fatto o esperienza personale

Esempio

"A Nicola piaceva molto nuotare vicino a Messina"

Il nuoto probabilmente era una delle passioni di Nicola, quindi lo avrà fatto più di una volta. Anzi, magari lo faceva (vedi che usiamo ancora l’imprefetto?) regolarmente tutti i giorni.

"Dieci anni fa i turisti non andavano spesso al mare in Salento"

In questo caso si parla di un’abitudine o di un comportamento comune a molte persone, ovvero un’azione che si ripete più volte, pertanto usiamo l’indicativo imperfetto.

"Mentre Nicola stava esplorando il fondale marino, il Re aspettava pazientemente"

Le azioni di esplorare ed aspettare avvengono nello stesso momento , quindi vanno espresse utilizzando l’indicativo imperfetto.

"La madre chiese a Nicola di uscire dall'acqua"

L’azione di chiedere avviene una sola volta e in più non ha una durata, quindi capiamo che si è conclusa.

"I miei nonni si sposarono in questa chiesa esattamente cinquant'anni fa"

Anche in questo caso vediamo l’utilizzo del “fa”, ma indica i verbi qui non indicano un’abitudine. Al contrario, si parla di un’esperienza vissuta (oppure raccontata) da una persona. È sempre un’azione singola e conclusa nel passato, quindi come sempre, si usa il passato remoto.

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Il mito di Cola Pesce

Una volta a Messina viveva un ragazzo, Cola (Nicola), che amava molto stare in acqua. Gli piaceva così tanto che lo soprannominarono Cola Pesce e la madre non sapeva più cosa fare per farlo uscire dall’acqua.

Un giorno, stanca di dover sempre sgridare il figlio per farlo uscire dall’acqua, gli lanciò una maledizione:

"Che tu possa diventare un pesce, Cola! Così avrai un motivo per restare tutto il giorno in acqua!". 

Le preghiere della madre vennero esaudite e il ragazzo si trasformò: gli spuntarono le branchie, la gola da rana e le dita palmate.

Cola si immerse di nuovo in acqua e restò così a lungo a nuotare in mare che la madre ci rimase secca per la preoccupazione.

La voce che un ragazzo-pesce abitava le acque nei pressi di Messina si sparse per tutta la Sicilia e anche il Re di Messina ne rimase colpito. Egli chiese ai marinai che navigavano quelle acque di mandare Cola al castello perché voleva sapere cosa ci fosse nelle acque che circondavano l’isola.

Il ragazzo obbedì e si immerse. In fondo al mare vide tanti pesci colorati, tesori meravigliosi e una banca affondata, ma non riuscì a esplorare la zona vicino al faro perché era troppo profonda. Dopo aver detto tutto al Re, questo chiese che Cola tornasse in mare ed esplorasse nuovamente il fondale marino, e di nuovo il ragazzo obbedì. Questa volta si spinse in profondità e vide che la città di Messina era appoggiata su tre colonne: due solide e una fatiscente, ma non vide il fondo.

Di nuovo Cola tornò a galla e il Re rimase affascinato dal racconto del giovane, ma voleva davvero sapere cosa ci fosse sul fondo del mare. Il ragazzo però non voleva più tuffarsi, poiché aveva visto alcuni pesci enormi che lo avrebbero potuto mangiare come un uccellino mangia un verme. Cola accettò la sfida, ma si portò con sé un pugno di lenticchie: se fosse morto, le lenticchie sarebbero salite a galla.

Dopo sette giorni il Re vide emergere dall’acqua delle lenticchie e capì qual era stato il destino del ragazzo.

Mettiamoci all’opera!

Hai visto quindi come vengono usati passato remoto e indicati imperfetto nei racconti? Qui di seguito trovi alcune frasi per fare pratica. Prova a completarli e a controllare le risposte.

  1. Quando ero piccolo (andare) spesso al Parco di Monza con i miei nonni a dar da mangiare ai cigni.
  2. Vent’anni fa mia mamma e mio papà (comprare) questa casa lavorando duramente.
  3. Nel 1934 Pietro Ferrero (fondare) l’azienda che produce la Nutella.
  4. Gli antichi romani (mangiare) mentre (stare sdraiato) sul triclinio, una tipica seduta dell’epoca.
  5. Mentre io (lavarsi), il telefono (squillare), così dovetti asciugarmi in fretta e furia per riuscire a rispondere.
  1. Andavo (indicativo imperfetto, 1º persona singolare)
  2. Comprarono (passato remoto, 3º persona plurale)
  3. Fondò (passato remoto, 3º persona singolare)
  4. Mangiavano (indicativo imperfetto, 3º persona plurale), stavano sdraiati (indicativo imperfetto, 3º persona plurale)
  5. Mi lavavo / mi stavo lavando (indicativo imperfetto 1º persona singolare), squillò (passato remoto, 3º persona singolare)

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